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3) A Trick Of The Tail – Dalle pendici di un vulcano… a ‘Los Endos’


 

…The music’s is playing, the notes are right…

 

Quando un uomo intraprende la via del guerriero diventa gradatamente consapevole di essersi lasciato per sempre alle spalle la vita ordinaria. Ciò significa che la realtà ordinaria non può più proteggerlo e che per sopravvivere dovrà adottare un nuovo modo di vita.

Viaggio di Ixtlan


 

Dance On A Volcano

 

La musica sta suonando, le note sono giuste / Sposta per primo il tuo piede sinistro e muoviti alla luce / L’orlo di questa altura è il margine del mondo / E se hai intenzione di attraversarlo faresti meglio a farlo come si deve / Faresti meglio a farlo come si deve / Che la danza abbia inizio

 

Il nostro meraviglioso viaggio comincia sulle pendici di un vulcano, con la straordinaria Dance On A Volcano. Un inizio epico, un inizio scandito dalla roboante batteria di Phil Collins e dalla chitarra di Hackett, che contribuisce nel creare un’atmosfera solenne, carica di pathos. Per i nostri Genesis comincia un nuovo e impervio cammino e il rischio di venire risucchiati da un vulcano in eruzione sembra essere abbastanza alto. Questo nuovo ciclo è inaugurato dall’ascesa di uno sciamano intento a compiere un rituale danzante. Questo soggetto ha in mano una croce e questo richiama, in un certo senso, l’inizio della suite Supper’s Ready. 

Mike Rutherford ci svela che la canzone non è altro che un omaggio a Carlos Castaneda, uno scrittore sudamericano deceduto nel 1998 che dedicò le sue opere letterarie allo studio degli sciamani Toltechi. Nei suoi libri vengono dunque narrate delle esperienze mistiche e ciò viene parzialmente riportato nel testo di Dance On A Volcano.

L’ideologia che si nasconde nella citazione introduttiva riportata all’inizio di questo paragrafo viene svelata dalle parole marcate in grassetto, sotto la cover dei personaggi dell’album. Nel Viaggio di Ixtlan, infatti, si racconta di un guerriero il cui scopo è quello di ampliare il proprio bagaglio di conoscenze ultrasensoriali e ciò passa tramite la rinuncia totale al raziocinio e a qualsiasi spiegazione dei fenomeni cui egli assiste.

Per questo, se abbiamo intenzione di attraversare qualsiasi confine, dobbiamo assolutamente farlo come si deve. Un messaggio di speranza, un messaggio che contempla una forza e un coraggio di cui spesso sembriamo mancare ma che, paradossalmente, non possono che trovarsi dentro di noi.

Entangled

 

Sometimes entangled in your own dreams…

 

Chiudete gli occhi per un istante e immaginate, d’improvviso, di essere tornati indietro nel tempo e di ritrovarvi tra le braccia dei vostri genitori che vi cantano una ninna nanna… Una ninna nanna come questa. Perché a pensarci bene, questa sorta di nenia che di nome fa Entangled, è semplicemente meravigliosa. Una melodia che incute tranquillità nell’ascoltatore, costantemente in bilico tra la bellezza di un sogno e l’amara e difficile realtà cui molto spesso deve far fronte. La traduzione del titolo è “Intrappolato” e il protagonista della stessa è un paziente che si ritrova all’interno di un ospedale e che viene accudito da una squadra di infermieri. Credo che la chitarra di Hackett in questo pezzo sia semplicemente un tocco di classe, perché la stessa sembra accompagnarci all’interno di un mondo parallelo nel quale viene contemplato persino Freud!

The nurse
The nurse

In effetti, il “sonno freudiano” di cui dovrebbe cadere vittima il protagonista, consentirebbe agli infermieri di sperimentare maggiormente su di lui. Ma la strofa finale della canzone ci lascia a dir poco sorpresi e ci strappa persino un sorrisetto! Infatti, malgrado il paziente venga curato con premura e cordialità dal personale ospedaliero, questo ovviamente non mancherà di presentargli il conto a fine servizio!

 

Ma la track è imperlata di un significato decisamente più romantico: alle volte, possiamo rimanere intrappolati dai nostri stessi sogni, da cui è davvero difficile allontanarsi!

E’ vero che non costa nulla sognare, ma sarebbe bene cercare di sognare un qualcosa di concreto che potrebbe realizzarsi davvero, perché altrimenti potremmo non uscirne vivi!


Mad Man Moon

 

So I pretended to have wings for my arms
And took off in the air.

 

Come suggerisce il titolo di questa stupenda composizione di Tony Banks, la follia e l’immaginazione si fondono creando un connubio dai toni nostalgici, drammatici e malinconici. Il tono di voce di Collins ci racconta la storia di un uomo che è dovuto partire per terre lontane lasciando tutto, persino la donna che amava. Questa traccia al confine tra sogno e realtà, ci riporta ancora una volta nella teoria dei mondi paralleli contemplati da Castaneda. Questa teoria ci dice chiaramente che l’uomo, pur essendo capace di dominare i sogni, può restarvi intrappolato e addirittura “morirvi dentro”.

Un concetto che rimanda anche a Entangled, la track precedente. Se i sogni ci inducono a vivere intensamente e non alla visione di una mera sopravvivenza, dall’altro lato è anche possibile rimanere scottati perché quegli stessi sogni potrebbero anche non realizzarsi, malgrado i nostri incommensurabili sforzi. In questa traccia, Banks si propone di raccontare la storia del “folle uomo luna”, una sorta di supereroe delle illusioni.

Egli si propone, in effetti, di volare laddove nessun uomo era riuscito ad arrivare prima di lui. Peccato che il suo desiderio venga poi arrestato da alcune vicissitudini che lo indurranno a compiere un atterraggio di emergenza, finendo nel deserto! Ed è proprio qui che entra in gioco “The Sandman”, ovvero “l’uomo sabbia”, che gli consiglierà di raggiungere un terreno fangoso di Newcastle al fine di evitare di rimanere intrappolato nel deserto. Ma si tratta soltanto di un’altra illusione poiché l’uomo luna stava sognando!

Robbery, Assualt and Battery

Questa canzone che inaugura il LATO B del disco è decisamente diversa dalle altre. In essa si respira un’atmosfera ludica e leggera, dove a farla da padrone, questa volta è un caso di cronaca concernente un incallito rapinatore. La storia raccontata è molto divertente e Phil ce la canta in un modo che a tratti ci ricorda quello di Gabriel, dato che egli si appresta a recitare con disinvoltura la parte dei poliziotti, oltre che quella del furfante protagonista della traccia. Insomma, si tratta di un pezzo alla Get’Em Out By Friday (Foxtrot) e alla Harold The Barrel (Nursery Crime) che ci ricorda, per certi versi, i tempi andati.


Ripples

Eccoci giunti al pezzo forte dell’album (assieme a Entangled e Mad Man Moon), scritto da M. Rutherford. Questo non è affatto un testo semplice da interpretare, poiché vi sono addirittura riferimenti alle sacre scritture (in particolare al Deuteronomio, quinto libro della Bibbia), alla letteratura inglese (nello specifico, a un’opera di C. Marlow, Il Dottor Faust) e persino al mondo dell’epica (l’immagine di Elena di Troia, descritta, tra l’altro anche nell’opera citata di Marlowe).

Ma non è tutto.

In effetti, i Genesis non si risparmiano di richiamare in causa il capolavoro di Ovidio (citato anche in Supper’s Ready e in The Cinema Show) tramite la copertina del disco, in cui viene raffigurata, però, un’Elena vecchietta e ingobbita che si guarda allo specchio, rivedendo se stessa come una ragazzina nel fiore degli anni.

Il tema della canzone, come accennavamo nel primo post, riguarda lo scorrere del tempo. Il tempo è infatti fuggevole e ogni cosa è destinata a mutare sotto la sua inesorabile azione. I ricordi del passato non sono destinati a tornare, benché sia possibile riviverli attraverso la mente. Il presente, però, è l’unica cosa che conta e sul quale occorre riporre tutte le nostre speranze. 


Los Endos

Come preannuncia il titolo, siamo giunti alla fine del nostro viaggio e i Genesis non si risparmiano di fare un altro omaggio. Questa volta l’oggetto dell’elogio è il musicista Carlos Santana. Questa bellissima strumentale assomiglia molto a It’s Yourself, una “traccia fantasma” presente come B-SIDE dell’album successivo del gruppo (W&W). Ma vi è un segreto che riguarda Los Endos: a quanto pare, il brano contiene due versi sul finale che non sono stati riportati nel booklet del disco. Questi due versi sono i seguenti:

 

There’s an angel standing in the sun / Free to get back home

 

Vi ricordano qualcosa? Ebbene sì, sono proprio i versi della parte finale della suite Supper’s Ready! Che questo chiaro – quanto implicito – riferimento alla dipartita di Peter Gabriel sia in realtà una critica? Se è così, la risposta “dell’angelo Gabriel” non si farà certo attendere. In effetti, nel suo primo album solista (battezzato da molti con il nome di “Car”), il nostro cantante parlerà proprio di un ritorno a casa.

Pubblicato da Eleonora

Sono una ragazza curiosa dalle molte passioni: amo scrivere, leggere (ovviamente), disegnare fumetti, ascoltare musica - specialmente appartenente al filone del rock progressivo - e ballare, soprattutto i Latino-Americani. Mi piacerebbe molto imparare a suonare il pianoforte, nonché trovare un partner ballerino con cui condividere la mia grande passione per la danza... Lo so, forse chiedo troppo!

8 Risposte a “3) A Trick Of The Tail – Dalle pendici di un vulcano… a ‘Los Endos’”

  1. Wow, adesso tutto ha molto più senso. Avevo intuito il significato delle canzoni con qualche ricerca online, ma evidentemente mi ero perso un sacco di cose, soprattutto i rimandi alla letteratura e ai miti. E finalmente ho capito cosa significa quel “You better start doing it right!”. Molto interessante, ottima analisi!

    1. Eh già! Contrariamente a quanto si possa pensare, anche Collins e compagni furono in grado di creare delle canzoni pregne di molteplici significati mitologici, letterari e altro, almeno fino a Wind And Wuthering! Certo non possedevano la genialità di Peter Gabriel; basta guardare il testo di Supper’s Ready di Foxtrot per vedere – o anche soltanto immaginare – fin dove potesse spingersi il suo genio (e forse, la sua “follia”)! In effetti, negli album post-Gabriel si percepisce comunque la sua mancanza e, con essa, quella del suo amatissimo flauto traverso! A ogni modo, Phil e CO. si sono difesi bene, almeno fino all’album Duke, che ha sancito a tutti gli effetti la fine del prog rock targato Genesis! A Trick Of The Tail è davvero un ottimo album e sono contenta che questa piccola analisi ti sia risultata interessante e ti abbia fatto addentrare un po’ di più nel corposo universo che vi si nasconde!

  2. Ciao Eleonora, complimenti per la recensione sui miei amati Genesis. Pensa io ho scoperto il gruppo con questo album…per me all’epoca tredicenne fu un’autentica folgorazione e ovviamente la scoperta del Rock Progressive. Personalmente preferisco l’era Gabriel (che ho scoperto negli anni successivi all’uscita di A Trick ) per il solo fatto che il quintetto con Peter alla voce e Phil alla batteria era la chiusura perfetta del cerchio. Comunque A Trick…e il successivo Wind and…sono due grandi album (tenendo presente che i giornali dell’epoca dopo la dipartita di Gabriel davano i Genesis per finiti) in cui il talento di Tony Banks (forse troppo intimorito dall’indiscussa ingombranza di Peter) viene fuori in modo esplosivo vedi le composizioni, tra le altre, di Mad Man Moon e One For The Vine, due tra le piu belle composizioni del gruppo che eseguite dal quintetto base sarebbero state, secondo me, ancora migliori. Certo neanche l’apporto dato dai sostituti di Phil alla batteria, soprattutto dal vivo, erano poca cosa parliamo nientemeno che di Bill Bruford ( ex Yes / King Crimson ) e Chester Thompson (Weather Report). Dopo la dipartita di Steve Hackett virtuoso chitarrista inizia la fase discendente dei Genesis anche se And Then…. album del 78, nella fase finale del Progressive, conserva ancora buoni spunti di tale genere e si può considerare ancora un album discreto (soprattutto se paragonato ad album di altri grandi del Progressive quali Yes con Tormato e ELP con Love Beach sicuramente gli album peggiori delle due band) e il successivo Duke ancora degno di nota… è l’arrivo di Abacab che sancirà la fine, e nello stesso tempo il successo planetario, del gruppo più proficuo, e secondo me migliore del Rock Progressive, che da Nursery Crime a Wind and Whutering ha sfornato 6 album tra cui si fa fatica a trovare il migliore e credo che nessuna band Progressive sia riuscita in tale impresa. Ancora complimenti per le esaurienti spiegazioni sulle intricate trame genesisiane.

    1. Ciao Alfredo! Ti ringrazio per i tuoi complimenti, non potevi scrivere un commento più esaustivo di questo! Anche io forse, alla fine della fiera, preferisco l’era Gabriel; se non altro perché come hai detto tu Phil alla batteria e Gabriel come vocalist era l’accoppiata perfetta, insieme agli altri membri del gruppo! Ma alla fine, guardiamo il lato positivo… se Peter non se ne fosse andato, avremmo sicuramente perso delle perle in stile Collins: Entangled, Mad Man Moon, One For The Vine… come hai detto tu, delle meravigliose composizioni che soltanto una mente geniale come Tony Banks, seppur in sordina, poteva produrre! Bill Bruford è stato proprio un grande batterista, ma anche Chester Thomson che esordì in Trespass non era affatto male; se non erro, ho visto pure un video in cui duettava insieme a Collins!
      Come hai giustamente detto, la fase discendente dei “Genesis prog” è avvenuta proprio a seguito di W&W; è stata proprio un brutto colpo la defezione di Hackett!
      Sono d’accordo con te riguardo al fatto che comunque i Genesis abbiano sempre fatto buona musica rispetto a tanti altri gruppi che poi hanno fatto album abbastanza pessimi; Love Beach degli ELP è proprio uno di questi! Insomma, solamente i Genesis potevano riuscire a concepire tanti album grandiosi un anno dopo l’altro, almeno fino a Duke… certo che scegliere tra i primi cinque dell’era Gabriel è davvero un’impresa titanica, oserei dire impossibile!!
      Grazie mille ancora per i tuoi complimenti e per essere passato da queste parti!

  3. Era molto bello dal vivo quando componevano una suite suonando Dance on a Volcano e Los Endos inframmezzando il Drum Duet tra Phil Collins e Chester Thompson, dove Phil a un certo punto con le bacchette suonava persino lo sgabello…

    1. Hai ragione! Il Drum Duet, poi… MERAVIGLIOSO! L’ho riscoperto pochissimi giorni fa e ne sono tuttora ossessionata… però questo particolare dello sgabello mi era sfuggito!

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